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Il buzkashi (o Kupkari), una competizione ancestrale che fa ancora scintille

Avete mai sentito parlare del Buzkashi o Kupkari (secondo il paese dove si pratica)?. Si tratta di competizione ancestrale molto curiosa. In Asia Centrale è uno degli sport tuttora più amati. Molti lo riconoscono come un antenato del più moderno polo. Quello che è sicuro è che questa disciplina vi riporterà ad un mondo lontano.

E se vi incuriosisce, potete sempre vedere il film del 2012 Buzkashi Boys, di Sam French, interamente dedicato al gioco, e girato in Afghanistan, disponibile integralmente su YouTube

Qual’è il significato del Buzkashi e in che cosa consiste?

La parola Buzkashi significa “acchiappa la capra!” in lingua farsi. Lo stesso gioco in lingua uzbeka si chiama Kupkari. Le regole non cambiano.

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Si tratta di un antico sport equestre popolare in Uzbekistan e ampiamente diffuso, con diverse varianti, in molti Paesi dell’Asia centrale: Iran, Afghanistan, Kazakhstan, Tajikistan, Kyrgyzstan, Mongolia occidentale. A portarlo furono i popoli nomadi turchi che si stabiirono in Asia Centrale.

Il nome del gioco spiega perfettamente il suo scopo. Questa disciplina consiste nel trascinare una carcassa di capra a bordo di cavalli, puntando, o a seminare i rivali, o a lanciarla in un’area definita. Il numero di giocatori è 10, divisi in due squadre composte ognuna da 5 cahapandoz (cavalieri).

In alcune varianti si trascina una carcassa di vitello. E’ uno sport nazionale in paesi come Kazakistan, Kirghizistan e Tajikistan. I talebani lo proibirono in Afghanistan non appena arrivarono al potere.

Le origini del gioco poco documentate

Le origini del gioco sono poco documentate. Quasi certamente è nato nel bacino dell’Amu Darya, il fiume più lungo dell’Asia centrale, che separa quelli che oggi sono Uzbekistan e Turkmenistan.

La leggenda racconta che gli invasori mongoli di Gengis Khan, attraversando i villaggi in corsa sui loro cavalli, li depredassero afferrando al volo capre e pecore. Le vittime di questi saccheggi in alcuni casi avrebbero cercato di recuperare il loro bestiame, anch’essi cavalcando attraverso gli accampamenti mongoli in corsa.

un gioco ancestrale con un regolamento recente

Il buzkashi si giocava senza molti accorgimenti, tramandando da generazione in generazione l’esigenza di “acchiapare la capra” a tutti i costi. Pertanto, spesso i “cavalieri” subivano pesanti cadute e infortuni gravi. Tuttavia, recentemente l’approvazione di un regolamento semplice ma chiaro ha permesso al gioco il salto ufficiale nel professionismo.

Ad esempio, in Kazakhstan si svolgono dei regolari campionati tra diverse decine di squadre formate da giocatori professionisti, che si affrontano indossando delle vere e proprie uniformi.

Anche se la carcassa rimane, che ne dicano gli animalisti.

i tempi definiti e la presenza dell’arbitro

Nel regolamento del buzkashi sono stati definiti i tempi (2 tempi da 45 minuti) ed è entrata a far parte del gioco la 11a figura; quella dell’arbitro. Naturalmente, non è più consentito colpire l’avversario volutamente. Tuttavia, la rappresentazione di questo sport ha conservato la tradizione ancestrale e risulta molto pittoresco osservare gli atleti che lottano per il trofeo su magnifici cavalli.

Una testimonianza italiana a Samarcanda

Un italiano ha raccontato sul web la sua esperienza a Samarcanda nel mese di marzo del 2018. Si chiama Roberto Manfredi e gli è capitato di partecipare come ospite a una gara di buzkashi in un villaggio Uzbeko; in Uzbekistan, come abbiamo visto, il gioco si chiama il kupkari. Vi trasmettiamo il racconto come lo ha redatto lui, perché offre una prospettiva molto interessante non solo del gioco, ma della cultura che lo accompagna.

All’arrivo al villaggio siamo stati accolti festosamente e ci è stato offerto un ottimo pranzo, innaffiato da vodka e da un eccellente cognac di produzione locale, e siamo stati poi accompagnati al terreno di gioco, dove abbiamo potuto assistere, issati sui cassoni di alcuni autocarri, a un incontro di kupkari, che qui è praticato in una versione assolutamente semplice e genuina.

In un grande campo, vasto alcuni ettari, un trattore porta al centro la carcassa decapitata di una capra o di un agnello e la lascia a terra.

Al via i giocatori, che sono molte decine o, spesso, centinaia di cavalieri, si contendono la carcassa. Vince la partita chi, dopo essersi impossessato della carcassa, riesce a farla cadere in un’area predeterminata. Il giocatore che ci riesce viene premiato, poi il corpo dell’animale viene riportato al centro del campo e si ricomincia con una nuova partita. Ogni partita dura una decina di minuti e il gioco può continuare per alcune ore.

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L’abbigliamento dei concorrenti è informale e assolutamente funzionale; molti cavalieri portano dei caratteristici caschi di stoffa imbottita, residuati militari usati, ai tempi dell’Unione Sovietica, dai carristi dell’Armata Rossa. I frustini usati per spronare i cavalli sono ottenuti dalle cinghie di trasmissione di vecchi motori a scoppio e vengono tenuti tra i denti quando i concorrenti devono usare le mani per contendersi la carcassa. Le posizioni che assumono sui cavalli ricordano quelle assunte dagli indiani a cavallo nei vecchi film western

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