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Il death diving, in che cosa consiste questo tuffo che sta spopolando sulle reti sociali?

Vi piacciono i tuffi? Pensate già alla prossima estate e a come fare il vostro ingresso in acqua sfoggiando le vostre strategie da tuffatori? In questo post vi raccontiamo di una pratica che sta spopolando sulle reti sociali (soprattutto su Tiktok) e che, di fatto, prevede un campionato mondiale. E’ un’attività (non tanto uno sport) che si svolge soprattutto al nord dell’Europa, ma sta diventando molto popolare anche in altre latitudini grazie al potere delle reti sociali. Guardate!

death diving
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Il death diving, un tuffo estremo

Il death diving è una forma di tuffo libero estremo in cui i saltatori si lanciano con le braccia e la pancia in avanti, atterrando in posizione a palla o a pigna. Le origini del death diving si trovano in Norvegia, dove gli eventi di Døds sono ancora molto popolari. È stato inventato dal chitarrista Erling Bruno Hovden a Frognerbadet durante l’estate del 1972. Dal 2008, il campionato mondiale si svolge a Oslo, ogni mese di agosto. I salti vengono eseguiti da una piattaforma di 10 o 15 metri di altezza. Ci sono due categorie di death diving: Classic e Freestyle. 

Death diving Classic

Nella categoria Classic, i concorrenti volano orizzontalmente con le braccia e le gambe distese fino a quando non colpiscono l’acqua, senza rotazioni. I concorrenti si accartocciano in posizione a pigna (simile a una posizione fetale) poco prima di entrare in acqua, atterrando prima con i piedi e le mani o le ginocchia e i gomiti per evitare gravi infortuni; i tuffi vengono giudicati sulla velocità, il tempo di volo, la complessità, quanto a lungo il saltatore mantiene la posa originale, la chiusura e lo schizzo. 

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Death Diving Freestyle

Nella categoria Freestyle, i concorrenti fanno vari trucchi durante il volo, tra cui rotazioni e capriole. Il record mondiale di altezza è di 40,5 metri ed è detenuto da Ken Stornes, un 35enne norvegese, ex soldato. Nella classe femminile, il record è di 30,5 metri ed è detenuto dalla norvegese Asbjørg Nesje. La campionessa ha dichiarato: “Fa male? Sì. I tuffi mortali sono davvero uno schiaffo, specialmente dalle altezze maggiori. Ma non provoca ferite, e se fatto bene è in realtà un modo molto sicuro per entrare in acqua (…) Posso testare i miei limiti e sentirmi davvero molto viva!

Se volete vedere il death diving in azione, potete guardare un video del campionato mondiale qui.

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Il tuffo italiano

Solo pochi mesi fa è diventato virale il video del ragazzo che si è lanciato in un canale di Venezia dal cornicione di un palazzo ad una ventina di metri d’altezza. A rendere ancora più pericoloso il tuffo, il fatto che l’acqua in quella zona non è particolarmente alta, anche se per fortuna tutto alla fine è andato per il meglio.

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