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Qual è il miglior test efficace per le allergie? Sei in grado di riconoscerle da solo?

Le allergie ti attanagliano, ma vorresti riconoscerle subito e facilmente? Ecco alcuni consigli su come puoi farlo!

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L’aumento delle allergie tra la popolazione

Sempre più individui sperimentano fastidi dopo l’assunzione di determinati cibi, coinvolgendo non solo i celiaci, ma anche coloro che sono intolleranti, allergici o sensibili. Il mondo delle intolleranze alimentari è in costante espansione, come evidenziato dalle statistiche. Nel tentativo di autodiagnosi, spesso si trascura la distinzione tra allergie e intolleranze, rischiando di eliminare ampie categorie alimentari o di affidarsi a test non validati.

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Riconoscere e combattere le allergie

Il percorso inizia distinguendo tra allergie lievi e gravi per coloro che manifestano sintomi dopo i pasti. I sintomi leggeri a livello gastrointestinale richiedono l’attenzione di un gastroenterologo, mentre sintomi più gravi come vomito o problemi cutanei necessitano dell’intervento di un allergologo. Quest’ultimo eseguirà una serie di esami, tra cui l’analisi delle immunoglobuline di tipo E, per identificare eventuali anticorpi contro specifici alimenti.

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Le terapie per le allergie mirano a prevenire conseguenze gravi e, in alcuni casi, è possibile intraprendere un percorso di desensibilizzazione. Quest’ultimo consiste nell’abituare gradualmente l’organismo a dosi minime di allergene, anche se non è privo di effetti collaterali.

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Il secondo passo riguarda coloro che sperimentano sintomi lievi dopo i pasti, ma non sono allergici. Si suggerisce di rivolgersi a un gastroenterologo, che escluderà eventuali malattie funzionali dell’intestino e indirizzerà verso i test delle intolleranze. Questi test, noti come test del respiro, valutano la presenza di idrogeno nell’intestino dopo la fermentazione di zuccheri come lattosio, saccarosio e fruttosio.

Se il test risulta positivo per un’intolleranza, si consiglia di non eliminare completamente l’alimento coinvolto, ma di ridurne gradualmente la quantità fino a raggiungere una tolleranza. Si avverte contro l’uso di test non validati che possono portare a scelte alimentari eccessivamente restrittive, definendo questo fenomeno come l’imbuto nutrizionale.

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Per affrontare fastidi non identificati, si suggerisce una dieta di esclusione seguita da un nutrizionista. Questo approccio, basato su prove empiriche, aiuta a individuare gli alimenti problematici. Infine, si attribuisce l’aumento di allergie e intolleranze a cambiamenti ambientali, suggerendo scelte alimentari consapevoli, come l’acquisto di prodotti biologici e la preferenza per cibi grezzi con ingredienti minimi.

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